Se poi l'amica Sfiga ti dà una mano, facendo capitare davanti a te, proprio nel momento in cui socchiudi gli occhi per brancicare nella borsa alla ricerca delle sigarette, lo stupido ex che non vedi da tre anni – tre anni bellissimi, peraltro –, ecco che l'anarchia del neurone prende il sopravvento. Cavolo di inutile neurone. Ci manca solo che si metta a cantare el pueblo unido jamas será vencido.
L'hai conosciuto all'università. Non all'inizio del primo anno, quando conoscere qualcuno sembra d'obbligo, ma verso la metà del primo anno, quando inizi a essere cullata da quella soddisfazione intrinseca da iononcisonocascatamaquantosonobrava, quando ormai conosci chi dovevi conoscere e sei tranquilla. C'è chi vede l'università come un perverso meccanismo per accoppiare individui che altrimenti non avrebbero possibilità di riprodursi, e alla fine tendi a dargli ragione. Ma magari ne riparliamo.
Comunque.
Ha rispettato tutti i cliché. Prima uscita in gruppo, poi ti ha riaccompagnato a casa. Avete passato ore a parlare e quando ti ha lasciato davanti al portone non ha nemmeno provato a baciarti. Dieci più. Ora, se una tua amica ti avesse raccontato nei dettagli questa serata, avresti fatto spallucce e, spalleggiata dal neurone – attivissimo quando si tratta dell'altrui vita –, l'avresti disillusa svelandole che, ecco, il ragazzo peccava pure di fantasia. Visto che però è successo a te, il neurone si è disattivato dopo la prima mezz'ora, e l'amica che ti consiglia di abbozzarla immediatamente prima di ritrovarsi con un ignavo di tra le palle manco la ascolti. L'ignavo peraltro è tristemente noto come famoso imbecille, attaccabrighe, mentalmente instabile, ma te sei in trip da crocerossina de' noartri, conmenonècosì-ioriusciròacambiarlo-poverotesoronessunolocapiscetranneme.
Quindi te la sei pure cercata.
Ci vai a letto, dimenticando la regola della crisi-da-terza-settimana. E quando la sindrome-da-mantide-religiosa ti spinge a scendere da quel letto in velocità per evitare di staccargli la testa, te niente. Continui a starci. I precedenti 10 anni di esperienza, in cui la crisi-da-terza-settimana e la sindrome-da-mantide-religiosa ti sono servite eccome, puf, improvvisamente non contano più. Hai deciso che le tue abitudini, le tue sensazioni, il tuo istinto e i tuoi sensi non valgono niente. Il neurone sarà stato a ubriacarsi nei peggiori bar di Caracas. Speriamo che si sia divertito.
E poi, passano i giorni. E se inizialmente scatenavi una guerra fredda contro tutti quelli che ne parlavano meno che ottimamente, piano piano ti rendi conto. Di cosa? Che è impossibile parlarne bene, di quello, figuriamoci parlarne ottimamente. Potresti passare la vita a guerreggiare, e comunque c'avrebbe sempre ragione il resto del mondo.
Che non erano rose e fiori te n'eri resa conto anche da sola. Ad esempio, quella volta che lo hai centrato in testa con un evidenziatore perché aveva leggermente rovinato la tua pagina di appunti in bella calligrafia. A te, che metti i quaderni in buste di plastica per proteggerli dalle avverse condizioni atmosferiche, che scrivi con un acchiappiacitrulli che tenga fermo l'angolo per non fare orecchie, e che sottolinei i libri solo con lapis mina B2 così basta un segno leggerissimo. Cose dell'altro mondo.
Oppure quella volta che ti ha quasi ucciso perché, a un'amica che ridendo ti aveva detto che si voleva appartare con lui, avevi risposto senza acredine che le sarebbe bastato così poco che nessuno avrebbe notato la loro assenza. Tutto il gruppo ha riso, tranne lui. Chissà come mai.
Insomma, dopo sei mesi, era anche l'ora di dire basta. E basta è stato detto. Da lui, anche se poi la versione risaputa è che sei stata te a lasciarlo. Magari, ma quei sei mesi ti avevano esaurito talmente tanto che non hai nemmeno avuto la voglia di lasciarlo. Ma non è mica finita lì. E no.
Perché poi, da ex, lui ha iniziato a chiamarti tutti i giorni. Tutte le sere passava a salutarti. Voleva preparare gli esami solo con te. Almeno due volte alla settimana veniva a cena con mammà.
E alla fine hai capito chi era. Una di quelle persone che ti si attaccano, e piano piano ti sanguisughizzano l'energia. Fai uno sforzo doppio a vivere, perché devi pensare anche a loro. E allora il basta va detto per bene. Urlato a pieni polmoni.
Che liberazione. E' stato un processo travagliato, ma come ti godi i giorni, dopo.
Anche se poi lui ti ha messo i bastoni tra le ruote all'università. Anche se ha fatto comunella con l'amica con cui hai litigato, e chissà che si raccontano. Anche se hai dovuto cambiare numero di telefono, indirizzo di posta e piano di studi.
Comunque.
Ha rispettato tutti i cliché. Prima uscita in gruppo, poi ti ha riaccompagnato a casa. Avete passato ore a parlare e quando ti ha lasciato davanti al portone non ha nemmeno provato a baciarti. Dieci più. Ora, se una tua amica ti avesse raccontato nei dettagli questa serata, avresti fatto spallucce e, spalleggiata dal neurone – attivissimo quando si tratta dell'altrui vita –, l'avresti disillusa svelandole che, ecco, il ragazzo peccava pure di fantasia. Visto che però è successo a te, il neurone si è disattivato dopo la prima mezz'ora, e l'amica che ti consiglia di abbozzarla immediatamente prima di ritrovarsi con un ignavo di tra le palle manco la ascolti. L'ignavo peraltro è tristemente noto come famoso imbecille, attaccabrighe, mentalmente instabile, ma te sei in trip da crocerossina de' noartri, conmenonècosì-ioriusciròacambiarlo-poverotesoronessunolocapiscetranneme.
Quindi te la sei pure cercata.
Ci vai a letto, dimenticando la regola della crisi-da-terza-settimana. E quando la sindrome-da-mantide-religiosa ti spinge a scendere da quel letto in velocità per evitare di staccargli la testa, te niente. Continui a starci. I precedenti 10 anni di esperienza, in cui la crisi-da-terza-settimana e la sindrome-da-mantide-religiosa ti sono servite eccome, puf, improvvisamente non contano più. Hai deciso che le tue abitudini, le tue sensazioni, il tuo istinto e i tuoi sensi non valgono niente. Il neurone sarà stato a ubriacarsi nei peggiori bar di Caracas. Speriamo che si sia divertito.
E poi, passano i giorni. E se inizialmente scatenavi una guerra fredda contro tutti quelli che ne parlavano meno che ottimamente, piano piano ti rendi conto. Di cosa? Che è impossibile parlarne bene, di quello, figuriamoci parlarne ottimamente. Potresti passare la vita a guerreggiare, e comunque c'avrebbe sempre ragione il resto del mondo.
Che non erano rose e fiori te n'eri resa conto anche da sola. Ad esempio, quella volta che lo hai centrato in testa con un evidenziatore perché aveva leggermente rovinato la tua pagina di appunti in bella calligrafia. A te, che metti i quaderni in buste di plastica per proteggerli dalle avverse condizioni atmosferiche, che scrivi con un acchiappiacitrulli che tenga fermo l'angolo per non fare orecchie, e che sottolinei i libri solo con lapis mina B2 così basta un segno leggerissimo. Cose dell'altro mondo.
Oppure quella volta che ti ha quasi ucciso perché, a un'amica che ridendo ti aveva detto che si voleva appartare con lui, avevi risposto senza acredine che le sarebbe bastato così poco che nessuno avrebbe notato la loro assenza. Tutto il gruppo ha riso, tranne lui. Chissà come mai.
Insomma, dopo sei mesi, era anche l'ora di dire basta. E basta è stato detto. Da lui, anche se poi la versione risaputa è che sei stata te a lasciarlo. Magari, ma quei sei mesi ti avevano esaurito talmente tanto che non hai nemmeno avuto la voglia di lasciarlo. Ma non è mica finita lì. E no.
Perché poi, da ex, lui ha iniziato a chiamarti tutti i giorni. Tutte le sere passava a salutarti. Voleva preparare gli esami solo con te. Almeno due volte alla settimana veniva a cena con mammà.
E alla fine hai capito chi era. Una di quelle persone che ti si attaccano, e piano piano ti sanguisughizzano l'energia. Fai uno sforzo doppio a vivere, perché devi pensare anche a loro. E allora il basta va detto per bene. Urlato a pieni polmoni.
Che liberazione. E' stato un processo travagliato, ma come ti godi i giorni, dopo.
Anche se poi lui ti ha messo i bastoni tra le ruote all'università. Anche se ha fatto comunella con l'amica con cui hai litigato, e chissà che si raccontano. Anche se hai dovuto cambiare numero di telefono, indirizzo di posta e piano di studi.
Insomma, te lo sei ritrovato davanti.
Mentre lo vedevi, e registravi il fatto che anche lui ti aveva vista, hai rivissuto come un flashback quei sei mesi. Hai freneticamente cercato un posto in cui nasconderti, un cestino dell'immondizia, una siepe di bosso, una fontana. Alla fine hai deciso di distogliere signorilmente lo sguardo, e lanciarti nell'appassionante e totalizzante lettura del volantino pubblicitario.
Mentre lo vedevi, e registravi il fatto che anche lui ti aveva vista, hai rivissuto come un flashback quei sei mesi. Hai freneticamente cercato un posto in cui nasconderti, un cestino dell'immondizia, una siepe di bosso, una fontana. Alla fine hai deciso di distogliere signorilmente lo sguardo, e lanciarti nell'appassionante e totalizzante lettura del volantino pubblicitario.
Adesso, cretina, mi spieghi perché ti ha indispettito il fatto che non ti abbia salutato?
...el pueblo, unido, jamas será vencido...
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