All'università non incontri solo riempitivi, ignavi o matti.
Un giorno dell'ottobre del 2003, Giuditta stava aspettando che iniziasse la lezione di inglese - per conseguire l'obbligatorio PET e non per masochismo - seduta insieme ad altri martiri. Erano le 14, si sfioravano i 40 gradi perchè è questa la temperatura standard prima della lezione di inglese - e non chiedetemi perchè -, i fortunati che erano riusciti a fare pranzo avevano la palpebra abbioccata e chi invece non c'era riuscito cercava di mascherare i brontolii dello stomaco con opportuni colpi di tosse.
Una ragazza si lamentava perchè l'orario della lezione le impediva di vedere Beautiful.
La donna della mia vita.
Fortuna volle che anche lei studiasse archeologia.
Così è iniziato un idillio che dura tutt'ora.
La prima volta che abbiamo parlato, raccontandoci fatti e misfatti, eravamo sedute al tavolo lungo del bar vicino all'università. Lei era single, io avevo il ragazzo. Adesso lei è fidanzata. E poi come. L'uomo della mia vita, insieme ad altre circa 500 qualità, deve guardarmi come lui guarda lei. Come se al mondo non esistesse nessun'altro. Come se il mondo iniziasse e si esaurisse con lei. Oh certo, li ho visti anche litigare. Ma quello sguardo... quello sguardo li accompagnerà nella loro vita insieme.
Il primo esame l'abbiamo dato insieme. Peraltro quella è stata l'unica volta in cui è arrivata in orario. Sì, ancora non lo sapevo, ma lei e puntualità vivono in due universi paralleli. Ma insomma, ci si abitua a tutto, quindi ora se le dico ci vediamo alle 15 in realtà non arrivo fino alle 15:30. Tanto non c'è verso, arriva comunque in ritardo, ma tanto le voglio bene lo stesso.
Il primo scavo lo abbiamo fatto insieme. Un'esperienza allucinante. Cioè, il primo scavo è un trauma per tutti. Noi siamo state fortunate perchè invece di dare la stura alle nostre nevrosi con perfetti sconosciuti, lo abbiamo fatto tra noi. E' lì che ho avuto la conferma che lei era una persona che valeva la pena conoscere. Che l'università non ti riserva solo conoscenze ignobili, ma che se sei fortunato conosci anche persone che ti illumineranno la vita.
Abbiamo fatto insieme anche il secondo scavo. Già un'esperienza meno traumatica. E abbiamo continuato a scavare insieme. E' l'unica persona che frequento nella vita di tutti i giorni, e con cui riesco a scavare senza avere istinti omicidi. Capiamoci, io scavo tranquillamente con chiunque. O meglio, scavo tranquillamente con gli sconosciuti. Anche i peggiori, quelli con cui non vuole scavare nessuno. Ecco, se però mi metti a scavare con un'amica o un amico, è la fine. Il litigio è dietro l'angolo. Sono Giuditta, mica sono perfetta. Comunque con lei scavo senza paturnie. Anzi, uno dei miei ricordi più divertenti, tranquilli e archeologicamente precisi è di noi due che scaviamo un pavimento in cocciopesto con lastrine di marmo, accaprettate sull'orlo del BucoExPlinto, mentre lottiamo con il famigerato strato GialloBeccoD'anatra. Lo so che non c'avete capito niente, ma fidatevi. E' stato divertente.
Abbiamo dato l'esame di inglese insieme. E una quantità di altri esami. Senza nevrotizzarci vicendevolmente. Incredibile ma vero. Abbiamo consegnato la tesi insieme. Ci siamo laureate insieme, la stessa mattina, a due ore di distanza l'una dall'altra. Abbiamo festeggiato insieme. Il giorno della laurea è un po' come il giorno del matrimonio, per chi deve ancora sposarsi. E giuro, non lo avrei diviso con nessun'altro. Davvero.
Oggi lei si è laureata alla specialistica. Senza di me, sigh.
Ma sono fiera di lei come potrei esserlo di me stessa.
E questo panegirico è tutto per lei.
Tiè.
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