Lei non lo sa. E' evidente anche a un osservatore casuale.
Se ne sta lì beata, come una vongola attaccata allo scoglio.
Ogni tanto le sovviene il dubbio di essere in Paradiso.
La realtà non la tocca.
Si guarda, riflessa nello specchio che ha davanti.
Si guarda, ma non si vede.
La realtà non la tocca/bis.
E' entrata in negozio e sembrava di essere improvvisamente catapultati in un episodio di Fantasia: la danza degli ippopotami.
Ha dato un'occhiata, tra una piroetta e un plié.
Si è avvicinata, quatta come una lince in sovrappeso.
Con un sospiro e un battito di ciglia, seducente nelle sue intenzioni ma solo nelle sue intenzioni, ha mormorato: "Posso avere una 48 di questo modello?".
E' sceso il gelo. Le occhiate perplesse hanno lasciato il posto a un'incipiente crisi di panico.
L'evidenza dei fatti rende palese che lei, 54 piena, al massimo si può strizzare in una 52.
Ma la realtà non la tocca/tris.
Già prevedendo un sequel de La guerra dei bottoni, la commessa le porge la taglia richiesta. Perchè, si sa, la cliente ha sempre ragione, anche quando ha depositato il cervello all'ingresso.
Entra in camerino. Sbuffa e ansima.
Dopo 10 minuti viene da chiedere se va tutto bene. Mica per lei, che non corre sicuramente nessun rischio, ma per il vestito.
Esce. Si guarda. Gira su sè stessa.
Si ammira.
Si vede che è ammaliata dal suo riflesso.
Dieci secondi di silenzio e: "Potrei provare anche la 46?".
La sigla di Ai confini della realtà adesso è d'obbligo.
Lei non lo sa. E' evidente anche a un osservatore casuale.
Se ne sta lì in pimpirinella, indecisa tra un attacco isterico e una crisi di pianto.
Ogni tanto le sovviene il dubbio di essere all'Inferno.
La realtà non la tocca.
Si guarda, nello specchio che ha davanti.
Si guarda, ma non si vede.
La realtà non la tocca/bis.
E' entrata in negozio che sembrava obbligata da una forza superiore, forse HAL 9000 si è impossessato di lei.
Ha dato un'occhiata, nascondendosi tra un manichino e uno stand.
Si è avvicinata, quatta come Robin Hood quando ruba i soldi da sotto il cuscino del Principe Giovanni.
Con lo sguardo fisso a terra e una vocina flebile e penitente, quasi a scusarsi per l'ardire, ha chiesto: "Posso avere una 44 di questo modello?".
Sarebbe dovuto scendere il gelo. E invece no. C'è solo la tentazione di esplodere in una risata.
L'evidenza dei fatti rende palese che lei, 40 piena, al massimo ci può navigare in una 44.
Ma la realtà non la tocca/tris.
Cercando di catturare il suo sguardo per inviarle un messaggio telepatico, la commessa le porge la taglia richiesta. Perchè, si sa, la cliente ha sempre ragione, anche quando avrebbe bisogno di sostegno psicologico.
Entra in camerino. Non emette un fiato.
Dopo 10 minuti viene da chiedere se va tutto bene. Mica per il vestito, che non corre sicuramente nessun rischio, ma per paura che lei abbia attraversato lo specchio.
Esce. Non si guarda. Non si gira su sè stessa.
Se ne sta lì a capo chino, un po' tremante, impaurita da quello che potrebbe vedere.
Venti secondi di silenzio e: "Non è che mi ingrassa?".
Chiamate Giacobbo, qui ci sono gli extraterrestri.
Concludendo la sua osservazione antropologica, Giuditta si permette di consigliare l'esportazione del motto Conosci te stesso, da scrivere in lettere belle grandi all'ingresso del centro commerciale. Tanto alla Pizia non serve più, e il copyright sarà anche che scaduto.
Addenda: dopo aver finito di scrivere il post sul Meraviglioso Taccuino, Giuditta è entrata nel suo negozio preferito. Ha chiesto una 44 di pantaloni, scoprendo che la commessa aveva ragione e che nella 40 sta benissimo. Poi ha chiesto una 40 di un magnifico top rosa, e ha scoperto che la commessa aveva di nuovo ragione e che per accogliere il tutto serve almeno una 42. Magari è meglio farsi un giretto dalle parti di Delfi, prima che sia troppo tardi.
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