Io ero a letto. Ignara.
Mi stavo rotolando da destra a sinistra e da sinistra a destra.
Pregustavo la calza piena di dolci.
Gioivo pure del fatto che sono troppo, ehm, grande per alzarmi all'alba presa dalla frenesia di vedere cosa mi ha portato la Befana. Sì, l'ho fatto fino all'anno scorso ma non c'è bisogno di sottilizzare, no?
Comunque.
Mi giro. Mi rigiro. Mi ri-rigiro.
Sento un gran casino per le scale. Speriamo che non sia cascato nessuno. Al massimo rinvengo il cadavere quando scendo.
Però mi giro verso la porta.
Un lampo peloso rosso.
Un lampo poco peloso bianco-arancio.
Un lampo molto peloso marrone.
Oh-oh. Tutti questi peli non dovrebbero passare di qui contemporaneamente.
Mi catapulto di sotto dal letto.
Ahi la schiena.
Corro in fondo al corridoio.
Ahi il ginocchio.
Il gatto è sul tavolo da stiro.
BraccaBrocca e Gadollo sono appoggiati al tavolo da stiro. E se Gadollo arriva a malapena al bordo, BraccaBrocca lo supera abbondantemente.
Il gatto soffia.
I cani abbaiano.
Da una parte e dall'altra c'è voglia di sangue fresco.
Il neurone che è rimasto in camera.
Urlo: "Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee".
Voce dall'oltretomba: "Tranquilla, il gatto è qui" (smetti di urlare stupida sorella ho già pensato a tutto io e te come al solito servi solo a fare casino e a svegliare un'innocente come me costretta a sorbirmi la tua inettitudine la tua mancanza di self-control la tua tendenza alla tragedia e questa smania esagerata che hai di chiamarmi urlando mentre io mi godo il riposo dei giusti buonanotte)
Continuo a urlare: "Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee".
Afferro le prime due collottole disponibili.
Sono quelle giuste.
Il gatto mi guarda sollevato ("finalmente hai fatto qualcosa bipede").
Si lancia verso la porta a soffietto che chiude le scale per il secondo piano.
Le dà una testata. La apre. Sparisce per le scale.
La porta rimane aperta. Io ho le mani impegnate. Il dubbio è amletico: come diavolo faccio a chiuderla senza lasciare nessun cane, il quale si slancerebbe su per le scale prima che io abbia il tempo di allungare la mano verso la maniglia?
"Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee"
Sopraggiunge Spocchiosetta.
La fermo con il piede.
Se arriva anche Grassonilla è la fine. Non ho più arti utilizzabili all'uopo. Converrete che un piede mi serve per rimanere in posizione eretta, no?
"Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee Effeesseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee"
Ed eccola. Bella come il sole e addormentata come poche.
Al momento giusto come il Settimo Cavalleggeri.
Mi guarda sollevando il sopracciglio.
Si sofferma sui capelli ritti, il pigiama sbilenco e la scena orrida a cui sta assistendo.
Con un gesto aggraziato chiude la porta.
Fischia ai cani, che si trasformano immantinente da un branco di peli schizzati e sanguinari a un gregge di pecorelle mansuete.
Accarezza Grassonilla, che è appena arrivata trotterellando tronfia della sua linea (quasi) ritrovata.
Si gira nuovamente verso di me: "Eppure ero convinta che il gatto fosse in camera".
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