mercoledì 28 luglio 2010

Il giusto peso delle cose

Pensavo che mi sarei ricordata della giornata di oggi per la notevole incazzatura che ho preso a causa di un tonto.
Avevo taggato il tonto in un post.
Il tonto ha cancellato il post apparso ovviamente sulla sua bacheca, staggandosi.
Quando mi è capitato casualmente il post sott'occhio, ho visto che non era più taggato, ho controllato e mi sono incazzata.
Pesantemente.
Mica per altro. L'avevo taggato in un post innocuo.
L'avevo taggato insieme ad altre persone.
Non c'erano doppi sensi, doppie speranze o triple allusioni.
Era un tag amichevole. Ecchecazzo, si potrà essere amichevoli a questo mondo, no?
Quello che mi ha dato più fastidio è che l'ha fatto di nascosto.
Voglio dire, dammi una spiegazione. Una ragione. Chiedimi perchè ti ho taggato.
Vaffanculo, dì qualcosa, detesto essere ignorata.
Non che io gli abbia chiesto qualcosa, ovvio.
E manco glielo chiedo.
Al massimo gli potrò dire "ti odio, ti detesto, ti aborro" per poi chiudergli la chat sul naso.

Comunque, ero impegnata nel fingere che questo fosse uno dei veri e seri problemi della vita.
Mi stavo piamente illudendo, lo so.
Infatti dopo nemmeno 5 minuti ho scoperto che E. è morta.
Ieri pomeriggio.
43 anni. Un marito. Due figli piccoli. Piccoli nel senso in età prescolare.
Un brutto male. Che poi è una definizione cretina. Mai sentito parlare di un bel male.
Un cancro.
E. aveva il coraggio, l'ottimismo, la forza, di farcela.
E. aveva il diritto di farcela.
E. aveva il dovere di farcela.
Ma non ci sono aggettivi, diritti o doveri. C'è un mondo del cazzo, regolato da regole del cazzo.
E dopo due anni di lotte non ce l'ha fatta.
Mancherà, cazzo se mancherà.
Il suo ultimo regalo è stato ricordarmi che di tonti è pieno il mondo, ma di E ce n'era una sola.

Ciao E., sarai sempre nel cuore.

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