Ci sono delle cose nella vita che non si possono programmare.
Capitano, e non capisci perchè capitino proprio a te. Ma, insomma, ringrazi e vai avanti.
Però danno un senso alla giornata. Ti fanno sorridere. Anche se non te lo aspettavi. O forse proprio per questo.
Prendete Giuditta.
Ieri pomeriggio ha accompagnato FS a lavoro. Poi ha aspettato tre-ore-tre che uscisse per riportarla a casa.
Giuditta non era truccata. Era vestita random. Era (poco) pettinata random.
Non si aspettava che succedesse niente, e invece.
Entra in un negozio. Girella un po'. Ringrazia ed esce.
Entra in un altro negozio. Si perde per almeno un'oretta, un'oretta beata tra stand, grucce, manichini e scaffali.
Poi un altro negozio ancora. Bello questo, bellissimo quest'altro, oh che meraviglia un paio di pinocchietti e tre magliette e hai il look perfetto per tre occasioni.
Giuditta in modalità shopping - ON non si ferma davanti a niente. Manco la rivolta del neurone le fa un baffo.
Eppure qualcosa che la ferma c'è. E' lì. Sembrava che aspettasse solo lei.
E' una somma dei segni del destino.
E' quello che Giuditta aspettava. Non lo sapeva prima di vederlo, ma lo stava aspettando.
Basta un'occhiata. Basta un'occhiata per capire.
O almeno, un'occhiata basterebbe a chiunque ma non a Giuditta.
Lei ha bisogno di toccare, di annusare.
Ha bisogno di più tempo.
Ecco, sì, ha bisogno di tempo.
Ma di tempo non ce n'è più. E' finito, perchè le cose belle durano poco, è tristemente noto.
Giuditta rimane lì, la vita torna a prenderla, c'è da fare c'è da andare.
Torna a casa.
Ma il pensiero resta fisso lì.
Avrebbe dovuto comprare quel bellissimo paio di shorts fucsia con le bande arancioni?
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