martedì 18 maggio 2010

Cap. II - Milano: la metropolitana

L'avventura del Signor Buonaventura sarebbe finita, la mia no.
Infatti, dopo essere sopravvissuta ai limonatori folli e alla famigliola posseduta, devo prendere la metropolitana.
Eh. Dov'è il problema?
Allora. Milano ha 3 linee della metropolitana: MM1 rossa, MM2 verde, MM3 gialla.
In teoria non mi batte nessuno. Anche perchè l'ho googlata.
In pratica, ho solo un vago ricordo risalente ad anni felici, quando a Milano passavo intere settimane dedicate allo shopping sfrenato in compagnia di SorellAmica, allora neo - mamma di Viox.
Comunque.
Andiamo per gradi.
Prima di tutto devo capire da dove si prende la metropolitana.
Seguiamo i cartelli, va'. Mi sembra un metodo abbastanza intuitivo. Sopra c'è scritto M - Metropolitana, accanto c'è una freccia. Lo spazio intorno alla M è rosso, ma chiudo la mente al fatto che sia un richiamo alla MM1. Il rosso ha un sacco di significati.
Oh, al massimo chiedo informazioni al Brucaliffo.
Passo davanti a un tabaccaio: qui non si vendono biglietti per la metropolitana.
La famosa simpatia lombarda.
Toh, un'altra tabaccheria. Uhm. Non ci sono cartelli simpatici. Sta' a vedere che riesco a comprare il biglietto, stavolta.
Sì, l'ho comprato.
Bene.
Allora.
L'ingresso della metropolitana.
Uhm. Guardo a destra. Niente. Guardo a sinistra. Niente. Mi volto indietro. Niente.
Potrei chiedere informazioni.
Ehm. No. Stanno tutti correndo da qualche parte.
Ah mì. Ce l'ho proprio davanti agli occhi. Basta scendere le scale.
Un angolino del neurone mi fa presente che magari quel colore rosso ha un suo senso intrinseco. Cioè, magari ogni linea ha la sua entrata dedicata. Mi guardo intorno, ma c'è solo questa.
Oh, male che vada torno indietro.
Brava ragazza. Così si fa.
Ehi, quello è un cartello verde. Ha una freccia. E c'è pure scritto il nome del posto dove devo andare.
Fantastico.
Sono a cavallo. Anzi no, sennò casco di sicuro.
Seguo pedissequamente le frecce verdi. Molto pedissequamente.
Ma vabbè, devo solo prenderci un attimo la mano.
Allora.
Questi cosi sono simili a quelli che ci sono a Disneyland. Aspetta. Si chiamano... tornelli di ingresso.
Ecco.
Infilo il biglietto. La macchinetta lo sputa e non mi fa passare.
Infilo il biglietto. La macchinetta lo sputa e non mi fa passare.
Infilo il biglietto. La macchinetta lo sputa e non mi fa passare.
Infilo il biglietto. La macchinetta lo sputa e non mi fa passare.
Ehm. No, ma parliamone.
Aspetta. Cos'è quella scritta luminosa e lampeggiante?
Ah, qui si possono mettere solo i biglietti con banda magnetica. E il mio non ce l'ha. Ma io l'ho pagato lo stesso. E adesso come faccio? Sono vittima di una truffa. Sono vittima del destino.
Quando arrivo al punto di iniziare a pensare di chiamare Striscia la Notizia, la vedo. Cara vecchia obliteratrice. Nascosta in un angoletto come si conviene a un aggeggio ormai fuori moda ma comunque utile. Ci manca solo il cartello con su scritto "Sfigati".

Signora, non mi calpesti. Lo so che ho girato senza mettere la freccia. L'ho dimenticata a casa. Scusi, non lo faccio più.
Signore, il trolley è mio e va dove vado io. Se ci tiene ai piedi, le conviene scavalcarlo.
Oddio, ma con cosa fanno pranzo i milanesi? Sembrano tarantolati. O forse non hanno fatto pranzo e sono affamati. Mica possono perdere tempo per mere necessità corporali.

Comunque, pur rischiando di morire schiacciata un paio di volte, riesco a timbrare il biglietto e tempo 5 minuti sono sulla metropolitana giusta.
No, ma sono troooooooooooppo avanti. Pressochè imbattibile.
Alla stazione finale, un TassioPissa preoccupato di non riconoscermi mi aspetta.
Tranquillo, TassioPissa.
Non riconoscermi è impossibile. Sono munita di bauletto fucsia, trolley rosa confetto e stivali di gomma - causa diluvio - di Topolino.

Scendo dalla metropolitana, trovo TassioPissa che mi riconosce al volo - come volevasi dimostrare - e salgo sulla mitica Twingo. Mitica sia per l'età che per le avventure di cui è stata testimone.
Attorno a me l'asfalto grigio.
Sopra di me il cielo grigio.

Sono davvero in Lombardia.

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