Aveva sei anni e il mondo ai suoi piedi. La mattina nel tragitto casa – scuola veniva premiata con una pasta millefoglie al cioccolato, unico modo per farle staccare le dita grassocce dallo stipite del portone di ingresso, il pomeriggio nel tragitto scuola – casa veniva premiata con uno-due-tre pacchetti di figurine Panini. Aveva un fidanzato, A, che la accompagnava nei suoi giri, rigorosamente mano nella mano, che al parco giochi giocava a marito e moglie nella loro casa sull'albero, un ulivo che tuttora resiste alle scalate gnomesche, e che in un modo o nell'altro riusciva sempre a portarla davanti alla vetrina del negozio di abiti da sposa vicino al parco giochi, dove A sceglieva l'abito che lei avrebbe indossato il giorno del loro matrimonio. Dato che tutte le settimane la vetrina veniva cambiata, ogni settimana A progettava un matrimonio diverso. Easy per accompagnare un abito da cocktail rosa fucsia, romantico per un abito bianco composto da strati e strati di tulle, rock per il tailleur pantalone verde bottiglia che nessuno avrebbe mai abbinato alla parola rock, ma a sei anni tutto è permesso. Dopo due anni di idillio, si lasciarono causa trasloco di lei. A non versò nemmeno una lacrimuccia. Lei si chiese perché, visto che tra i due era lui quello indissolubilmente e incrollabilmente convinto della felicità della loro coppia. Un'unica spiegazione: i maschi sono tutti pazzi.
Aveva undici anni e si baciò con L (forse, non ricorda più tanto bene). Non si erano mai parlati prima, non si parlarono mai più dopo, e anche qui un'unica spiegazione: i maschi sono tutti pazzi.
Aveva sedici anni e in estate conobbe un simpatico e non troppo innocente francesino. Iniziò così una tresca piuttosto soddisfacente per entrambi, condita da colpi di scena degni della peggiore soap opera visto che il francesino piaceva anche alla di lei amica. Per una volta lei vinse i sensi di colpa, e si gustò la storiella estiva alla facciaccia dell'amica maligna, ma nonostante questo in quelle cinque settimane pensò spesso e volentieri che i maschi sono tutti pazzi. E sempre con motivazioni ineccepibili.
Aveva diciotto anni e un fidanzato servile, zerbino e facilmente schiavizzato. Lo trattava con la crudeltà del gatto che gioca con il topo, e se ne beava pure. Anzi, cercava ogni giorno un modo nuovo di maltrattarlo. Lui non si stancava, non la lasciava e gli piaceva farsi maltrattare. La cosa è tuttora inspiegabile, a meno di non reiterare il concetto che i maschi sono tutti pazzi.
Aveva vent'anni e le piaceva da impazzire M. Ma proprio tanto tanto tanto tanto. Era convinta di essere elegantemente ignorata, ma poi si accorse che non era proprio così. E dopo ancora un po' di tempo si rese conto che anche M era un maschio matto, anche se a guardarla con il senno di poi è facile comprendere che M era solo maschio.
Aveva ventuno anni, e usciva con G, che da due anni le professava amore eterno nonostante lei fosse evidentemente in altre faccende affaccendata. Dopo cinque settimane lorde e tre nette, G si innamorò di un'altra con cui convolò a nozze undici mesi dopo e si avviò verso il divorzio trentacinque mesi dopo. Celando una maligna soddisfazione e tirando quattro o cinque grossi respiri di sollievo, lei ebbe la conferma all'unica grande certezza della sua vita. Sì, i maschi sono tutti pazzi.
Un anno alquanto intenso, oltre a confermarle quello che ormai si ripeteva come un mantra, i maschi sono tutti pazzi, la mise anche in guardia contro coloro i cui nomi iniziavano per A e per F. Non che la lezione le sia servita a molto.
Poi la vita è cambiata, è precipitata, è riemersa. La vita è affogata e rinata. La vita è andata avanti tornando indietro. Che i maschi fossero tutti pazzi, comunque, ha continuato a pensarlo anche mentre viveva in equilibrio instabile.
E alla fine, che forse non è la fine, conosce un ragazzo. Il RAGazzo. Non c'è una relazione, non c'è un dialogo, non ci sono momenti in comune. Non c'è niente se non una conoscenza minima e basilare. Non c'è niente se non i suoi occhi, che ieri lei fissava. In silenzio. Respiri profondi, battiti accelerati. Forse l'inizio di una tachicardia. Mani sudate, occhi sbrilluccicosi. Da parte di lui niente, del resto è difficile che una foto esprima delle sensazioni. Si è persa guardando una sua foto. Su Facebook. Si è persa e non si sa ritrovare. Ha solo una certezza, e solo un'incertezza: da quando aveva sei anni, la situazione è decisamente degenerata. E ora non è più sicura che solo i maschi siano pazzi.
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