venerdì 2 aprile 2010

(In)Certezze

Chiariamo un attimo come stanno le cose.
Una quasi-futura-archeologa si sente rivolgere le domande più disparate:
  1. ma le piramidi le hanno costruite gli extraterrestri?
  2. ma l'alfabeto agli etruschi gliel'hanno insegnato gli extraterrestri?
  3. perché l'antico romano ha nascosto casa sua sotto terra?
Oppure le vengono rivolte intelligenti osservazioni:
  1. oh, ho sempre desiderato fare l'archeologo... poi ho deciso che volevo diventare ricco e mi sono laureato in economia e commercio!
  2. mi piacerebbe tanto fare un lavoro in cui la cosa più faticosa è usare un pennellino!!
  3. oh mamma mia, che fortunata, devi essere contornata da uomini!!
Iniziamo quindi con la mia opera di distruzione delle certezze altrui.
Gli extraterrestri hanno costruito le ziqqurat per ricordarsi dove avevano parcheggiato le astronavi, hanno fatto un salto in Egitto per costruire le piramidi, poi si sono teletrasportati in Italia per insegnare l'etrusco agli etruschi, si sono spostati dall'altra parte del Tevere per fondare Roma, dopodichè, tanto per non farsi mancare niente, hanno fatto un giretto dall'altra parte dell'oceano e hanno confidato ai Maya che nel 2012 moriremo tutti.
L'idea mi attrae, eh, ma finchè non mi portate le prove provate... beh, per favore anche basta. Ci sono gli storici, ci sono gli archeologi, fate parlare loro e non un laureato in economia che si diletta in fantaarcheologia... oppure affidate a un archeologo una trasmissione di fantaeconomia. Insomma, ognuno si preoccupi del suo, grazie.
Un'altra leggenda è che quello dell'archeologo non sia un lavoro faticoso. Un'esistenza da topi di biblioteca, persi tra una poltrona e l'altra. Certo, come no.
Campagna di scavo in un posto a caso, un anno a scelta.
Driiiiiiiiiiiiiiin. Suona la sveglia. No, ancora cinque minuti per favore. Driiiiiiiiiiiiiiin. Va bene, va bene, mi alzo. Uno sguardo alla finestra, casomai piovesse (se piove non si scava), figuriamoci se piove, datemi un caffè per favore. Via alle vestizione, che prevede: canottiera monocromatica colore chiaro, pantaloni informi di un tessuto abbastanza pesante da permettere di inginocchiarsi senza sentire tutti i sassi ma abbastanza leggero da non farmi fare la sauna alle gambe, calzino in-guardabile e in-portabile nella vita quotidiana, scarpe antiinfortunistiche che pesano circa 3 quintali l'una, vari ed eventuali (felpa informe, sciarpa, cintura...); lega i capelli, coprili con la pezzuolina che sennò la sera ti ritrovi canuta causa polvere. Sigaretta portafortuna. Arrivi sullo scavo. Corri a prendere pala, piccone, carriola, secchio. No, il secchio ce l'ho personale, non importa. Trowel in una tasca, guanti nell'altra, pala e piccone in spalla, secchio, bottiglia dell'acqua, borsa nella carriola e via verso il pezzo di terra che ti è toccato in sorte. Sigaretta portafortuna. Spiccona la terra. Spala la terra. Scarriola la terra. Quanto cavolo pesa questa terra?? Perché l'hanno fatta così in basso?? Sole a picco. Caldo, tanto caldo. La polvere che avevo in faccia si sta impastando con il sudore. Cola. Mi guardo intorno. Di biblioteca e poltrone non c'è l'ombra. Anzi, non c'è proprio ombra. Pranzo. Per pranzo intendo mezz'ora di pausa in cui ingurgito qualcosa, qualsiasi cosa. Sigaretta, non più portafortuna perché è evidente che la fortuna di qua non passa. Torna a lavoro, spiccona la terra, spala la terra, scarriola la terra. Se trovi qualcosa che abbia un senso sfoderi la trowel, e se questo qualcosa è veramente ma veramente promettente puoi sfoderare anche il pennellino, e per aggiungere una botta di vita anche il bisturi. Evvai, ora sì che mi sento realizzata. Alle cinque del pomeriggio non ho ancora visto né una biblioteca né una poltrona, in compenso mi fanno male muscoli che non sapevo di avere e riesco a non accasciarmi al suolo solo perché sto fumando un'altra sigaretta. Per fare la doccia c'è la fila, e mentre aspetti inventi nuovi modi di sacramentare in sanscrito. Finalmente doccia. Cavolo, è l'ora di cena e non faccio in tempo ad asciugare i capelli, domani avrò in testa un covone di fieno, ma tanto lo copro con la pezzuolina. Cena. Sigaretta. Sigaretta. Sigaretta. Letto.
Driiiiiiiiiiiiiiin. Suona la sveglia. No, ancora cinque minuti per favore. Driiiiiiiiiiiiiiin. Va bene, va bene, mi alzo. Uno sguardo alla finestra, casomai piovesse (se piove non si scava), figuriamoci se piove, datemi un caffè per favore...
Certo, è un lavoro di tutto relax. Perché mai spiaggiarsi dietro una scrivania, con le chiappe adagiate su una comoda sedia e l'aria condizionata che ti ricorda la brezza marina? Perché trovare un coccino di 2000 anni che qualcuno si è preso la briga di plasmare, cuocere, firmare, usare e magari anche rompere, secoli prima che i tuoi trisavoli iniziassero a camminare su questa terra dando il via a quella catena cromosomica che ha portato fino a te, non ha prezzo.


Dello strano rapporto che lega gli uomini all'archeologia, o l'archeologia agli uomini, prometto di parlare presto

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