giovedì 18 agosto 2011

Giuditta - Cupido 1 a 1

L'ho fatto sul serio, eh.
Ci sono andata. A Roma intendo.
Quando sono arrivata a Tiburtina ero pronta a scommettere tutto quello che ho/ ho avuto/ avrò sul fatto che Lui non ci fosse.
C'era.
Ci siamo salutati.
Ci siamo guardati, un po' scrutati.
Abbiamo sorriso.
Abbiamo camminato.
Abbiamo mangiato.
Abbiamo parlato.
Abbiamo preso il caffè.
Non ho fumato dopo il caffè.
Abbiamo passeggiato.
Ci siamo infilati in un parco.
Abbiamo cercato una panchina all'ombra.
Abbiamo parlato, scherzato, riso.
Abbiamo giocato.
Ci siamo baciati.
Ok, l'ho baciato. Ma guarda te se devo arrivare alle soglie della senilità per prendere l'iniziativa e baciare uno. E comunque ha ricambiato.
Mi ha accarezzato.
Mi ha abbracciato.
Mi ha baciato.
A un certo punto usavo il suo ginocchio come cuscino e mi sono vista riflessa nei suoi occhiali. Ho visto una Giuditta diversa, rilassata e felice, una Giuditta dagli occhi molti verdi sospesa tra nuvole rosa e cherubini con l'arpa.
Mi ha cinto con un braccio e spostata e, lasciatemelo dire, è una cosa così maschia.
Abbiamo passeggiato mano nella mano.
Ci siamo fatti una foto.
Ci siamo baciati in mezzo alla strada.
Abbiamo camminato abbracciati.
Mi ha riportato alla metropolitana.
Ci siamo salutati e ci siamo baciati di nuovo.
Sono tornata a casa allo stesso tempo leggera e pesante, ma con una luce nuova negli occhi.
Caro Cupido, è evidente che non mi servi più. Ho fatto da me ed ho fatto meglio.
Tiè.







Pare che la paura e la lontananza possano più della felicità.
Cupido mi ha fottuto di nuovo. Maledetto bastardo.
 

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