Ancona non è stata solo l'apoteosi dell'ammmmmore - oggi tendo a esagerare, non fateci caso -, ma è stata anche l'occasione di passare un po' di tempo con le due Orsette che abitano lì. Non tanto tempo quanto avrei voluto, ma insomma, capitemi, c'avevo Lui a disposizione.
Le Orsette sono venute a prendermi alla stazione, e quando le ho viste arrivare - mentre maceravo nel dubbio "ma sarà questa l'uscita della stazione?" - non ho avuto dubbi che fossero le Orsette della mia vita.
Le Orsette mi hanno portato nel loro castello sedando momentaneamente le farfalle che erano in subbuglio a causa di alcune rivendicazioni sindacali contro il lavoro a cottimo.
Le Orsette non mi hanno fatto mancare il caffè, e nemmeno le sigarette, e anche solo per questo si meritano parecchia riconoscenza.
La Grande Orsetta mi ha fatto vedere la sua carta di identità per testimoniare la sua età reale. Considerato che pare mia sorella, il "Ti odio" che mi è sfuggito dalle labbra era parecchio sentito, anche se non molto principesco. E mica posso essere principesca 24 ore su 24.
Dopodichè la giudittesca attenzione si è impuntata sui perfetti boccoli della Grande Orsetta, un perfetto contrappunto alla sua massa di capelli lunghissimi e scioltissimi. Il "Che amarezza" che mi è sfuggito dalle labbra nel constatare che non si trattava di una parrucca indossata all'uopo per far sentire i comuni mortali solo una massa di bifolchi impossibilitati alla vita sociale è stato la conferma che io e il comportamento principesco, venerdì, non eravamo sulla stessa lunghezza d'onda.
La Piccola Orsetta mi ha raccontato della sua intensa vita sentimentale e del suo ragazzo, e voglio dire, una dodicenne con le idee così chiare e con un comportamento così lapalissiano in ammmmmore posso solo stimarla. Ok, va bene, il fatto che dopo che Lui se n'era andato lei abbia commentato: "...è pure un gran fico!!" le ha fatto guadagnare un migliaio di punti bonus. E una visita dall'oculista, ma questo è un altro discorso.
La Piccola Orsetta mi ha trasformata in poche ore in una anconetana doc, che del forbito parlar toscano ricordava a malapena l'utilizzo perfetto dei congiuntivi. Oh, quelli ce l'ho inside, non ci posso far niente.
Venerdì è volato tra una chiacchiera, un caffè, una sigaretta, la visita del castello che, devo ammetterlo, è molto Orsetta, una confidenza, una conoscenza, una risata. E quando Lui ha telefonato annunciando "Tra mezz'ora ci sono", io ho mentito spudoratamente dicendo "Bene, sono quasi pronta" con una notevole faccia di tolla. In realtà puzzavo ancora di treno regionale, ed ero seduta a cazzeggiare amichevolmente.
La Piccola Orsetta mi ha accompagnato a prepararmi ed ha vissuto in tempo reale un'esperienza alla Via col Vento che sicuramente le avrà lasciato un trauma insuperabile nei confronti dei gancetti. E' stata un'assistente formidabile e vorrei averla tascabile così non dimenticherei più il cellulare o le chiavi di casa o la borsa o la testa.
Entrambe le Orsette mi hanno accompagnato davanti casa ad aspettarlo, e quando è arrivato lo hanno conosciuto, e si sono reciprocamente piaciuti e zac. Le farfalle si sono quetate e il mio week-end romantico è iniziato sotto i migliori auspici (segue post dettagliato).
Domenica pomeriggio le Orsette hanno raccattato quanto restava della povera Giuditta reduce dalla recentissima separazione da Lui e l'hanno coinvolta in un turbine di attività che ha previsto caffè, sigarette, compiti di inglese e spagnolo - e non so se siete a conoscenza dell'effetto placebo che ha far fare i compiti a una dodicenne -, cena.
Dopo cena sono stata rapita da una Piccola Orsetta che, probabilmente per vendicarsi dei compiti, mi ha inflitto una sonora sconfitta a Just Dance. La frase cult del momento: "Orsé, m'hai smontato più te con mezz'ora di gioco che Lui in due notti" ha provocato un accesso di risa che probabilmente è stato sentito a svariati km di distanza, ed ha peraltro dimostrato che Giuditta non era in modalità principesca nemmeno domenica. Vabbè. Tralascerò di sottolineare il fatto che ci stavo rimettendo un paio di coronarie, e che sicuramente c'ho rimesso un paio di chili di orgoglio, dato che la mia palese scoordinazione è stata quasi imbarazzante.
Convinta di ripristinare il suo status di adulta, il secondo gioco della serata è stato Trivial Pursuit, uno dei non-plus-ultra della giudittesca vita da quando SorellAmica, svariati anni fa, l'ha iniziata a questo gioco. Bene. Non è stato così. Trivial Pursuit si è trasformato prima in un gioco di mimi, e vi posso giurare che mimare il nome del più famoso lago ungherese (lago Balaton) non è facile per una cippa. Poi siamo passate alle lezioni di anconetano, così, senza soluzione di continuità:
Piccola Orsetta: "Allora, come si dice la pasta aglio, olio e peperoncino?"
GC: "Si dice 'a pasta ayo oyo e peperoncì, giusto?"
Piccola Orsetta: "Mamma, hai sentito? Sta imparando a parlare!! Possiamo tenerla con noi?"
Grande Orsetta: "..."
GC: "Sì dai, tenetemi! Non sporco in giro, mangio poco e richiedo pochissima manutenzione"
Grande Orsetta: "..."
Lunedì mattina invece la Piccola Orsetta era a scuola - e sì che ci s'era provato a farla stare a casa, ma pare che non sia bello restarsene a dormire quando il resto del mondo prende lo zaino e va a acculturarsi -, e io e la Grande Orsetta abbiamo principescamente passato una mattina orbitandoci vicine.
Ma la separazione era lì, in agguato, e dopo pranzo c'è toccata. Giuditta ha ripreso fiori e bagagli e se ne è tornata lemme lemme verso casa.
Ma le Orsette sono lì, e Giuditta lo sa.
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