C'ho pensato un sacco prima di scrivere questo post.
Perchè lo volevo scrivere. Ma non sapevo come.
Potrei dargli un taglio triviale, e vietarlo ai minori di 21 anni.
Potrei dargli un taglio romantico, e far alzare la glicemia di tutti.
Potrei dargli un taglio introspettivo, e scrivere per ore e ore.
In realtà, lo scorso fine settimana è stato tutto questo, e molto di più.
Venerdì, fino a quando Lui non è arrivato, le farfalle nello stomaco svolazzavano fino al parossismo. Poi l'ho visto, uno sguardo, e improvvisamente tutto si è placato.
La sensazione che stare insieme fosse normale, non un evento eccezionale ripetibile una volta al mese ma una cosa quotidiana, è stato il leit-motiv di quei giorni. E continuo a stupirmene, ma almeno ho smesso di cercare una spiegazione razionale. Perchè non c'è una spiegazione razionale per tutto, e sarebbe sbagliato continuare a cercarla. Significherebbe sminuire quello che è successo, e anche quello che non è successo.
Cercare una pizzeria, cercare un parcheggio, perdersi per la strada, trovare una panchina, mangiare un gelato, è tutto un unicuum che fa parte di noi, che siamo noi. E io, che pianifico al millesimo i passi che compio, le cose che vedo e quelle che faccio, i posti dove mangiare, mi sono ritrovata a camminare su un marciapiede senza una meta, profondamente consapevole delle nostre mani intrecciate e dei nostri passi sincronizzati e di nient'altro. Senza dare importanza a dove eravamo, dove andavamo e a quello che ci sfilava accanto, senza preoccuparmi se non ho visto il Passetto, il Museo Archeologico e se sono passata sul Lungomare Vanvitelli senza accorgermene. E ho capito che non è importante la meta, ma le persone con cui compi il viaggio.
Passare la notte con lui, abbracciati, non dormire per non perdere nemmeno un minuto, baciarci senza interruzioni, consapevoli solo della pelle dell'altro, delle carezze, di ogni gesto, compiuto come se fosse la prima volta - e lo era, per noi -, pensare "Ma se casca il mondo, che faccio?" e capire che la risposta non è "Vabbè, mi sposto" ma "Vabbè, con Lui accanto posso trovare una soluzione". E alzarsi la mattina senza le occhiaie, senza sbadigliare, guardandosi allo specchio e stupendosi di essere così uguali a ieri, ma così diversi. E sì, potrei davvero essere triviale, far uscire la camionista che è in me, ricordare come mi guardava e cosa abbiamo fatto, come mi sfiorava e come lo sfioravo, ma non è solo questo, e anche se gli sguardi, i tocchi, le sensazioni, gli abbracci, i movimenti lenti, mi sono rimasti dentro, quello che poi vivo, adesso, è una sicurezza, una conoscenza, e so che il modo in cui mi sono sentita si riflette su di noi, e che vale anche il contrario, ma allo stesso tempo so che siamo qualcosa di più. Se non sapessi che il doppio senso è dietro l'angolo, direi che è una compenetrazione tra quello che siamo nudi e quello che siamo vestiti. Ops. L'ho detto. Non lo so. Ho sempre pensato che il sesso e tutto quello che gli ruota attorno fosse un complemento indispensabile di una storia, ma comunque una cosa staccata, un piacevole obbligo che completasse il rapporto, ma non una parte del rapporto stesso. O forse più che pensarlo l'ho sempre vissuto così. E invece mi trovo alle soglie della senilità e capisco che ho sempre sbagliato. Che non è un'addizione, ma un'equazione.
E poi siamo stati al mare, abbiamo passeggiato e ci siamo fatti foto, abbiamo pranzato sulla spiaggia e mi sono bruciata la faccia. Sì, lo so, ci riesco solo io. E siamo stati bene, abbiamo riso e parlato e siamo stati in silenzio, e voglio dire, mica è facile stare in silenzio senza sentirne il peso. Siamo tornati a casa, ha cambiato la serratura (perchè il genio è riuscito a rompere la chiave nella serratura, sabato mattina), ed è stata una cosa così casalinga. E poi sì, ci siamo rimessi a letto, e no, non mi vergogno per niente a dirlo, e aggiungo anche che abbiamo saltato la cena nel ristorante trendyssimo che avevo prenotato e ci siamo presi una pizza a domicilio. E non siamo riusciti a finire di vedere Garfield, anche se dura poco più di un'ora. A un certo punto ci siamo addormentati, abbracciati in un unico nodo, respirandoci a vicenda, proprio come scrivono i poeti e come credevo che non fosse possibile. E invece è possibile. E io, che non sono riuscita mai, in nessuna occasione, a dormire troppo vicina all'uomo con cui condividevo il letto, mi sono addormentata, tranquillamente, e mi sono svegliata due ore dopo convinta di aver dormito otto ore, scocciata per aver perso tutto quel tempo, e stupita di me, e di come fosse normale dormire tra le sue braccia. E sì, potrei dire che ho pensato di dormire nello stesso modo per tutte le notti che mi restano. Perchè l'ho pensato. Ma le implicazioni mi spaventano ancora, e non voglio nemmeno pensare a quanto possono spaventare Lui. Quindi lo penso e lo taccio, aspettando che il tempo mi dia ragione, o magari torto, perchè sì, siamo stati bene e sì, ci stiamo sentendo più di prima, ma il futuro è dietro le spalle e non si può vedere, mentre il passato lo abbiamo davanti agli occhi.
Ed è arrivata domenica, e ci siamo dovuti alzare, e siamo usciti, e ho spaventato la Grande Orsetta che non ci aveva sentito per più di 24 ore e ci immaginava morti di fame sul suo bianchissimo letto e già si preoccupava di dover smaltire i cadaveri in qualche modo. E abbiamo di nuovo passeggiato, e abbiamo mangiato - il kebab, quando mai avrei detto che prima o poi avrei assaggiato un kebab, io, e che mi sarebbe pure piaciuto? - e poi è arrivata la maledetta ora della partenza, e ci siamo salutati, e di nuovo e poi ancora, e alla fine sì, è salito in macchina e si è allontanato. Ma non si è allontanato sul serio, perchè ci sentiamo tantissimo e facciamo progetti per il futuro e ci rivediamo tra due settimane, e perchè sono felice, e sono felice grazie a lui, e non si può essere lontani da una persona che ti rende felice.
Non so se è perchè per una volta ho deciso di mettermi in gioco completamente, senza reticenze e senza comportamenti da stronza. Non so se è perchè uno come lui, che sa chi è e non finge di essere un altro, non lo avevo mai incontrato. Non so se è perchè la senilità incombe e modifica il mio sentire. Ma è stato il week-end delle prime volte, e se è vero che la segunda es mejor de la primera posso solo aspettare con gioia la fine del mese.
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