Ieri sera Giuditta ha avuto un attacco di nostalgia fulminante e si è messa a pensare al RAGazzo. Insomma, a BaBaBa. Insomma, a lui. Insomma, chiunque mi voglia suggerire un soprannome decente per questo poveretto lo faccia.
Vabbè. Giuditta si è messa lì, accartocciata nel suo lettino, e si è ripassata nella mente ogni istante. Non proprio tutti tutti, ma buona parte. Che bello.
Poi ha dovuto uccidere un moscone grande come la falange di un suo dito. Con il suo ronzare disturbava le sue fantasticherie. Non è stata un'impresa facile. Sono stati sacrificati allo scopo due Topolini, tre Settimane Enigmistiche, una ciabatta. Ah, pure la lampada sul comodino. Merda.
Il momento romanticume è stato pesantemente compromesso. Vabbè.
Dopo l'eccidio, Giuditta si è nuovamente accartocciata e ha ripreso a fantasticare, anche se con qualche difficoltà di concentrazione.
Ah che divertente il momento bucolico.
Mi sbaglio o c'è un panda che si sta arrampicando sull'armadio?
Ah che bello quando parliamo.
E quel koala lì chi ce l'ha messo?
Ah come mi piace quando ride.
Ma perchè le ante dell'armadio si aprono da sole?
Ah ma come sono i suoi occhi.
La bambola sta cercando di dirmi qualcosa?
Ah ma certo che potremmo fare qualcosa insieme.
Perchè la sedia si muove?
Ah quanto vorrei che.
Mi sta tremando il letto?
Ah però potrei fare qualcosa.
Oddio il coniglio di pelouche mi sta guardando.
Fermi tutti. Fermi. Tutti.
C'è un altro moscone. Lo so. Lo sento.
Non scherziamo.
Non lo vedo. Ma lo sento.
Non sono mica matta.
Ma uffa.
Io ero qui che pensavo. E 'sto moscone si mette di mezzo.
Ora lo prendo. Gli strappo le ali. Lo appendo fuori della porta per terrorizzare gli altri.
Inutile dirlo. Dopo 20 minuti di lotta dura e senza paura, un angolo del neurone si è accorto che Giuditta stava dando la caccia al niente. Nemmeno alla sua ombra. Proprio al niente.
Giuditta torna a letto.
Non riprende a fantasticare, perchè ormai ha capito. Bisogna darsi da fare. Bisogna concludere qualcosa.
Cambiare sonnifero potrebbe essere un buon inizio.
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