domenica 18 aprile 2010

Ma anche uffa

Casa Capriccio.
Poco prima di cena.
Televisione accesa.

Spot Intimissimi.

Oh, io quella la odio.

Bellissima ragazza. La odio.
Due metri di gambe. La odio.
Chiappe alte e sode. La odio.
Pancia piatta. La odio.
Vitino di vespa e bei fianchi. La odio.
Seno perfetto. Sennò non farebbe la pubblicità del reggiseno. La odio lo stesso.

Si struscia sugli specchi moltiplicando all'infinito le sue grazie. Se lo fa una donna normale moltiplica all'infinito solo le sue paranoie. La odio.

Vogliamo parlare del viso? Come se un uomo normale, mica il rospo della palude di Shrek ma nemmeno il principe azzurro, si soffermasse sul viso con tutto quel ben di Dio da guardare. Per non sapere nè leggere nè scrivere, pure il viso è perfetto. Truccata che sembra struccata. La odio.

E la pelle? A me, che non sono portata ad apprezzare le donne, fa pensare al miele. Sembra che passi la vita da una spiaggia bianca a un'estetista esperta. Morbida e levigata nemmeno fosse il culetto del bebè che fa la pubblicità dell'olio Johnson. La odio.

Nemmeno un pelo fuori posto, che si sa tutte che ogni volta parti con la ceretta, un punto intoccabile c'è sempre. Intoccabile nel senso che gira che ti rigira te lo perdi sempre. Ah già, stavo dimenticando l'estetista esperta di cui sopra. La odio. Anzi, le odio. L'estetista e la modella.

Indossa il modello basic. Che nell'immaginifico del pubblicitario è quello monocoloresenzadecorazioni. Nell'esperienza quotidiana è quello che ti aiutailmenopossibilenemmenounatrinaadistrarredallacellulite.
E poi, se a quella le metti un sacco di juta chi se ne accorge? La odio. Anzi, li odio. Lei e il pubblicitario.

A casa Capriccio qualcuno spegne la televisione. Giuditta prende il barattolo della Nutella e annega le sue paranoie.

Non potrò indossare il modello basic, ma con questo barattolo tra le mani sono felice lo stesso.

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