La sveglia è suonata alle 6:55. Poi alle 7:05. Poi alle 7:10. Alle 7:15 mi sono alzata.
Latte e Nesquik. Lavaggio, vestizione, trucco&parrucco.
Caffè.
Alle 9:05 sono in stazione. Cerco il binario sul cartellone, ricontrollo due volte, timbro il biglietto, ricontrollo il binario e vado.
Treno futuristico, nuovo di pacca, con tanto di schermo sul quale trovi ora, prossima stazione e orario previsto di arrivo aggiornato in tempo reale. Mi accomodo e tiro fuori il taccuino perchè sono la reincarnazione di un amanuense.
Tempo 10 minuti e arriva il controllore (di già? non siamo ancora partiti... mah): "Signori mi dispiace ma queste vetture non partono, comunque sta per arrivare un altro treno".
Va beh, un disguido può capitare. Che poi capiti sempre a me è un altro discorso.
Comunque chiedo, giusto per stare tranquilla: "Scusi, io a Empoli ho solo dieci-minuti-dieci per cambiare treno, riusciamo a recuperare il ritardo?".
Ho usato il plurale per fargli capire che siamo una squadra, sono solidale con lui e con il suo lavoro, che i suoi problemi sono i miei e di conseguenza i miei sono i suoi. Lui mi guarda. Sguardo vitreo. "Signorì, la palla di vetro l'ho lasciata a casa". Ehm. Grazie lo stesso. E quando torni a casa, sai dove mettertela la palla di vetro.
Non sono per niente tranquilla.
Arriva il nuovo treno. Nuovo treno è un ossimoro. Probabilmente fu nuovo anteguerra. Intendo la Prima Guerra Mondiale.
Partiamo. Sono le 9:38. 20 minuti netti di ritardo. Speriamo che l'otite di S. Antonio sia migliorata, oggi.
Dato che la cronaca su taccuino è in diretta, posso dirvi che in questo momento siamo fermi in una galleria. Al buio. Io ho paura del buio e soffro di claustrofobia. Tento di distrarmi scrivendo alla luce del cellulare. Non funziona.
Stiamo ripartendo.
Alla prima stazione abbiamo recuperato 5 minuti, portando il ritardo a soli 15 minuti. Ma visto che ci sono ancora due stazioni, sono fiduciosa. Sant'Antonio, ti prego, non mi deludere.
Empoli. Sono le 10:31. Il treno per La Spezia partiva un minuto fa. Un minuto. Sessanta secondi. Ma visto che Trenitalia non ti delude mai (o forse S. Antonio), ci sta che sia in ritardo anche quello.
Sant'Antonio, se ci sei batti un colpo.
Binario 2, cartellone luminoso con su scritto: La Spezia C.le in ritardo di 5''... evvai!!!
Chiedo conferma a un ragazzo barbuto che, dall'aria scafata che ha, sembra che di mestiere faccia la tratta Empoli - La Spezia C.le su treno regionale. Ragazzo barbuto conferma che il treno sta arrivando in quel momento, aggiunge che anche lui va a La Spezia, e quant'è lungo il viaggio. Ok Ragazzo Barbuto, va bene che mi hai salvato la vita. Ma non esagerare. Tutta la mia riconoscenza va a S. Antonio, che sono sicura si accontenta della riconoscenza.
Salgo sul treno per La Spezia che sembra abbia vinto il SuperEnalotto. Casualmente perdo di vista Ragazzo Barbuto. Il treno è leggermente più recente dell'altro, nel senso che probabilmente ha trasportato gli Alleati su e giù per l'Italia.
Ehi, ma c'è la voce dall'aldilà che annuncia le stazioni. Posso rilassarmi. E comunque La Spezia C.le è il capolinea, non posso sbagliare. Se non la confondo con La Spezia Migliarina sono a cavallo.
Tra Empoli e La Spezia ho letto. "Il giorno in più" di Fabio Volo. Ieri (il 21 nda) l'ho visto e l'ho comprato così, sulle sensazioni del momento. E comunque mi piace. Quello che non mi piace è questo pezzo di Toscana. Nel senso qui, dove passa il treno.
Leggere non mi ha impedito di origliare la conversazione tra le due tipe sedute davanti a me.
Tipa 1: "Io se non sono truccata non esco"
Tipa 2: "Oh no, io preferisco il look nature... beh, ma basta guardarmi per capirlo".
Alzo leggermente lo sguardo, sperando di non farmi notare. Non ce la posso fare a sostenere una conversazione a base di blush.
Tipa 1 ha la faccia butterata, e la quantità di fondotinta che usa non fa altro che renderlo più evidente. Sfigata.
Tipa 2 è perfettamente truccata. Su quella ci faccia ci sono come minimo crema idratante, copriocchiaie, fondotinta, cipria opacizzante, terra e gloss per le labbra. Gli occhi non li vedo perchè ha gli occhiali da sole. Fuori è nuvoloso, ma lo sanno tutti che il sole te lo porti dentro. Ipocrita.
Io le donne non le capirò mai.
Poi la vedo. Sulle ginocchia di Tipa 2. Una borsa Louis Vuitton. Non so capire se è vera o finta dalle cuciture, come FS.
Mi dò all'osservazione antropologica.
Maglietta grigia Tezenis. Uhm.
Ballerine sformate dall'uso color cipria. Doppio uhm.
Occhiali da sole finto Rayban. Triplo uhm.
Pantaloni neri. Trench blu. Borsa marrone. Nero? Blu? Marrone? Tutto insieme??
Ho capito tutto. Una vera spocchiosa non li userebbe mai tutti insieme, senza considerare che avrebbe coordinato il colore della giacca con quello delle scarpe. Fidatevi. Io spocchiosa ci sono nata.
E finalmente arriviamo a La Spezia. Borsa Louis Vuitton scende prima di me.
Mi accendo una sigaretta, telefono alla CapriccioFamiglia per dare notizie e mi dirigo verso il McDonald.
Mentre ordino, la cassiera si guarda intorno. Mah, chissà perchè si distrae.
Basta non sbagli l'ordinazione.
Ho talmente tanta fame che mi mangerei il bancone.
Prendo McNuggets da 9, gamberi, patatine fritte, milk shake al tiramisù e un muffin al cioccolato.
I'm lovin it.
Forse la cassiera sta cercando la mandria di persone per cui ho evidentemente ordinato.
Meglio non disilluderla.
Cerco il binario. Ricontrollo due volte. Trovo il binario. Chiedo conferma a una signora.
Assomiglia alla mamma di Mr. W. No, non pensarci. No, cambia pensiero. Ho detto di non pensarci. L'infame non non si è nemmeno degnato di mandarmi un messaggio di buon viaggio. Carogna. Spero gli venga un crampo alla mano.
Si parte.
La prossima volta che scendo sarà perchè sono arrivata. Arrivata-arrivata.
Appena usciti da La Spezia, si incontra un'insenatura bellissima. Mi fa vacanza.
E mi sono messa dalla parte giusta del finestrino. Se alzo gli occhi dal taccuino vedo il mare. In certi momenti sembra di viaggiare direttamente sull'acqua. Sta per partire il delirio di onnipotenza.
Galleria.
Sembra la casa sotterranea dei nani. Ogni tot metri si apre una finestra ad arco. Non so a cosa serva, ma sbirciare il mare non ha prezzo.
Riomaggiore.
Monterosso.
Levanto.
Deiva Marina.
Scoglio del mio amico che fa yoga.
Moneglia.
Sestri Levante.
Cavi.
Lavagna. Un quindicenne brufoloso mi chiede il numero di telefono e il contatto Facebook. Con un sorriso materno, gli faccio presente che potrei quasi essere sua madre. Nonostante i brufoli, l'autostima sghignazza.
Chiavari.
Zoagli.
Rapallo. Sale un signore alto un tappo. Tempo 3 secondi e urla allo scompartimento che lui odia prendere il treno. Benvenuto. Dopo altri 3 secondi urla allo scompartimento che è costretto a farlo perchè l'Autorità Giudiziaria gli ha sequestrato la macchina, a causa delle decine di migliaia di debiti che ha nei confronti dello Stato. Ma la suddetta Autorità Giudiziaria non sa con chi ha a che fare.
S. Margherita Ligure - Portofino.
Camogli - San Fruttuoso.
Recco.
Sori.
Pieve Ligure.
Bogliasco.
Genova Nervi.
Genova Quinto.
Genova Quarto dei Mille.
Genova Sturla.
Genova Brignole. Il signore alto un tappo scende. Avrei voluto che S. Antonio mi prestasse la sua otite perforante, perchè il signore alto un tappo ha continuato a urlare gli affari suoi. Gli affari suoi prevedevano solo cifre a 5 zeri. E solo spider nere. Mah. Mi sa che oggi ho chiesto troppo a S. Antonio. O è a riposare o è emigrato.
Genova Piazza Principe. Potrei essere ovunque. Lo so che sono a Genova. Ma Piazza Principe mi sa di Parigi. Dietro l'angolo c'è la Tour Eiffel, ma nessuno lo sa. O forse sono stata troppo ferma, e questo è l'inizio della fine del mio sistema circolatorio. Ma spero che ci sia la Tour Eiffel.
Genova Sampierdarena mi sa di studente universitario. Lo visualizza benissimo. Alto, castano chiaro, occhi azzurri e occhiali, cappotto blu, borsa del computer a tracolla e trolley nero. Non l'ho mai visto ma non perdo la speranza. O forse dovrei alzarmi e mimare due passi. Così, tanto per non dare il colpo di grazia al sistema circolatorio.
Genova Cornigliano. Mi rimetto a leggere. Devo sapere come va a finire. Adesso. Presto. Quasi quasi vado a leggermi come va a finire. No, non lo faccio. Sì, lo faccio. No, non lo faccio. Per ora.
Genova Sestri Ponente.
Genova Pegli.
Genova Pra.
Genova Voltri.
Arenzano.
Cogoleto.
Varazze.
Celle.
Albisola.
Savona. Essendo stranamente in orario, Trenitalia ha pensato bene di non deludermi ancora. Siamo fermi da dieci minuti. Mi fumo una sigaretta e faccio amicizia con due ragazze di Torino che sono qui in vacanza. Siamo coetanee. Quando iniziano a parlare dei rispettivi mariti, aspettandosi che partecipi galvanizzata alla discussione, fingo un malore. Meno male che la mia faccia ha assunto un bel colorito verdognolo. Mi defilo.
Mi rifiuto di credere che abbiano la mia età.
Mi rifiuto di credere che abbiano la mia età.
Mi rifiuto di credere che abbiano la mia età. O io la loro.
Purtroppo ci credo.
Ma ormai sono arrivata.
La valigia ce l'ho. La borsa ce l'ho. Il cellulare ce l'ho.
Posso scendere, sperando che non ci siano da premere pulsanti nascosti per far aprire le porte.
Ok, niente pulsanti.
Finalmente ossigeno allo stato puro.
Au revoir, Trenitalia. Ce vedemo.
Latte e Nesquik. Lavaggio, vestizione, trucco&parrucco.
Caffè.
Alle 9:05 sono in stazione. Cerco il binario sul cartellone, ricontrollo due volte, timbro il biglietto, ricontrollo il binario e vado.
Treno futuristico, nuovo di pacca, con tanto di schermo sul quale trovi ora, prossima stazione e orario previsto di arrivo aggiornato in tempo reale. Mi accomodo e tiro fuori il taccuino perchè sono la reincarnazione di un amanuense.
Tempo 10 minuti e arriva il controllore (di già? non siamo ancora partiti... mah): "Signori mi dispiace ma queste vetture non partono, comunque sta per arrivare un altro treno".
Va beh, un disguido può capitare. Che poi capiti sempre a me è un altro discorso.
Comunque chiedo, giusto per stare tranquilla: "Scusi, io a Empoli ho solo dieci-minuti-dieci per cambiare treno, riusciamo a recuperare il ritardo?".
Ho usato il plurale per fargli capire che siamo una squadra, sono solidale con lui e con il suo lavoro, che i suoi problemi sono i miei e di conseguenza i miei sono i suoi. Lui mi guarda. Sguardo vitreo. "Signorì, la palla di vetro l'ho lasciata a casa". Ehm. Grazie lo stesso. E quando torni a casa, sai dove mettertela la palla di vetro.
Non sono per niente tranquilla.
Arriva il nuovo treno. Nuovo treno è un ossimoro. Probabilmente fu nuovo anteguerra. Intendo la Prima Guerra Mondiale.
Partiamo. Sono le 9:38. 20 minuti netti di ritardo. Speriamo che l'otite di S. Antonio sia migliorata, oggi.
Dato che la cronaca su taccuino è in diretta, posso dirvi che in questo momento siamo fermi in una galleria. Al buio. Io ho paura del buio e soffro di claustrofobia. Tento di distrarmi scrivendo alla luce del cellulare. Non funziona.
Stiamo ripartendo.
Alla prima stazione abbiamo recuperato 5 minuti, portando il ritardo a soli 15 minuti. Ma visto che ci sono ancora due stazioni, sono fiduciosa. Sant'Antonio, ti prego, non mi deludere.
Empoli. Sono le 10:31. Il treno per La Spezia partiva un minuto fa. Un minuto. Sessanta secondi. Ma visto che Trenitalia non ti delude mai (o forse S. Antonio), ci sta che sia in ritardo anche quello.
Sant'Antonio, se ci sei batti un colpo.
Binario 2, cartellone luminoso con su scritto: La Spezia C.le in ritardo di 5''... evvai!!!
Chiedo conferma a un ragazzo barbuto che, dall'aria scafata che ha, sembra che di mestiere faccia la tratta Empoli - La Spezia C.le su treno regionale. Ragazzo barbuto conferma che il treno sta arrivando in quel momento, aggiunge che anche lui va a La Spezia, e quant'è lungo il viaggio. Ok Ragazzo Barbuto, va bene che mi hai salvato la vita. Ma non esagerare. Tutta la mia riconoscenza va a S. Antonio, che sono sicura si accontenta della riconoscenza.
Salgo sul treno per La Spezia che sembra abbia vinto il SuperEnalotto. Casualmente perdo di vista Ragazzo Barbuto. Il treno è leggermente più recente dell'altro, nel senso che probabilmente ha trasportato gli Alleati su e giù per l'Italia.
Ehi, ma c'è la voce dall'aldilà che annuncia le stazioni. Posso rilassarmi. E comunque La Spezia C.le è il capolinea, non posso sbagliare. Se non la confondo con La Spezia Migliarina sono a cavallo.
Tra Empoli e La Spezia ho letto. "Il giorno in più" di Fabio Volo. Ieri (il 21 nda) l'ho visto e l'ho comprato così, sulle sensazioni del momento. E comunque mi piace. Quello che non mi piace è questo pezzo di Toscana. Nel senso qui, dove passa il treno.
Leggere non mi ha impedito di origliare la conversazione tra le due tipe sedute davanti a me.
Tipa 1: "Io se non sono truccata non esco"
Tipa 2: "Oh no, io preferisco il look nature... beh, ma basta guardarmi per capirlo".
Alzo leggermente lo sguardo, sperando di non farmi notare. Non ce la posso fare a sostenere una conversazione a base di blush.
Tipa 1 ha la faccia butterata, e la quantità di fondotinta che usa non fa altro che renderlo più evidente. Sfigata.
Tipa 2 è perfettamente truccata. Su quella ci faccia ci sono come minimo crema idratante, copriocchiaie, fondotinta, cipria opacizzante, terra e gloss per le labbra. Gli occhi non li vedo perchè ha gli occhiali da sole. Fuori è nuvoloso, ma lo sanno tutti che il sole te lo porti dentro. Ipocrita.
Io le donne non le capirò mai.
Poi la vedo. Sulle ginocchia di Tipa 2. Una borsa Louis Vuitton. Non so capire se è vera o finta dalle cuciture, come FS.
Mi dò all'osservazione antropologica.
Maglietta grigia Tezenis. Uhm.
Ballerine sformate dall'uso color cipria. Doppio uhm.
Occhiali da sole finto Rayban. Triplo uhm.
Pantaloni neri. Trench blu. Borsa marrone. Nero? Blu? Marrone? Tutto insieme??
Ho capito tutto. Una vera spocchiosa non li userebbe mai tutti insieme, senza considerare che avrebbe coordinato il colore della giacca con quello delle scarpe. Fidatevi. Io spocchiosa ci sono nata.
E finalmente arriviamo a La Spezia. Borsa Louis Vuitton scende prima di me.
Mi accendo una sigaretta, telefono alla CapriccioFamiglia per dare notizie e mi dirigo verso il McDonald.
Mentre ordino, la cassiera si guarda intorno. Mah, chissà perchè si distrae.
Basta non sbagli l'ordinazione.
Ho talmente tanta fame che mi mangerei il bancone.
Prendo McNuggets da 9, gamberi, patatine fritte, milk shake al tiramisù e un muffin al cioccolato.
I'm lovin it.
Forse la cassiera sta cercando la mandria di persone per cui ho evidentemente ordinato.
Meglio non disilluderla.
Cerco il binario. Ricontrollo due volte. Trovo il binario. Chiedo conferma a una signora.
Assomiglia alla mamma di Mr. W. No, non pensarci. No, cambia pensiero. Ho detto di non pensarci. L'infame non non si è nemmeno degnato di mandarmi un messaggio di buon viaggio. Carogna. Spero gli venga un crampo alla mano.
Si parte.
La prossima volta che scendo sarà perchè sono arrivata. Arrivata-arrivata.
Appena usciti da La Spezia, si incontra un'insenatura bellissima. Mi fa vacanza.
E mi sono messa dalla parte giusta del finestrino. Se alzo gli occhi dal taccuino vedo il mare. In certi momenti sembra di viaggiare direttamente sull'acqua. Sta per partire il delirio di onnipotenza.
Galleria.
Sembra la casa sotterranea dei nani. Ogni tot metri si apre una finestra ad arco. Non so a cosa serva, ma sbirciare il mare non ha prezzo.
Riomaggiore.
Monterosso.
Levanto.
Deiva Marina.
Scoglio del mio amico che fa yoga.
Moneglia.
Sestri Levante.
Cavi.
Lavagna. Un quindicenne brufoloso mi chiede il numero di telefono e il contatto Facebook. Con un sorriso materno, gli faccio presente che potrei quasi essere sua madre. Nonostante i brufoli, l'autostima sghignazza.
Chiavari.
Zoagli.
Rapallo. Sale un signore alto un tappo. Tempo 3 secondi e urla allo scompartimento che lui odia prendere il treno. Benvenuto. Dopo altri 3 secondi urla allo scompartimento che è costretto a farlo perchè l'Autorità Giudiziaria gli ha sequestrato la macchina, a causa delle decine di migliaia di debiti che ha nei confronti dello Stato. Ma la suddetta Autorità Giudiziaria non sa con chi ha a che fare.
S. Margherita Ligure - Portofino.
Camogli - San Fruttuoso.
Recco.
Sori.
Pieve Ligure.
Bogliasco.
Genova Nervi.
Genova Quinto.
Genova Quarto dei Mille.
Genova Sturla.
Genova Brignole. Il signore alto un tappo scende. Avrei voluto che S. Antonio mi prestasse la sua otite perforante, perchè il signore alto un tappo ha continuato a urlare gli affari suoi. Gli affari suoi prevedevano solo cifre a 5 zeri. E solo spider nere. Mah. Mi sa che oggi ho chiesto troppo a S. Antonio. O è a riposare o è emigrato.
Genova Piazza Principe. Potrei essere ovunque. Lo so che sono a Genova. Ma Piazza Principe mi sa di Parigi. Dietro l'angolo c'è la Tour Eiffel, ma nessuno lo sa. O forse sono stata troppo ferma, e questo è l'inizio della fine del mio sistema circolatorio. Ma spero che ci sia la Tour Eiffel.
Genova Sampierdarena mi sa di studente universitario. Lo visualizza benissimo. Alto, castano chiaro, occhi azzurri e occhiali, cappotto blu, borsa del computer a tracolla e trolley nero. Non l'ho mai visto ma non perdo la speranza. O forse dovrei alzarmi e mimare due passi. Così, tanto per non dare il colpo di grazia al sistema circolatorio.
Genova Cornigliano. Mi rimetto a leggere. Devo sapere come va a finire. Adesso. Presto. Quasi quasi vado a leggermi come va a finire. No, non lo faccio. Sì, lo faccio. No, non lo faccio. Per ora.
Genova Sestri Ponente.
Genova Pegli.
Genova Pra.
Genova Voltri.
Arenzano.
Cogoleto.
Varazze.
Celle.
Albisola.
Savona. Essendo stranamente in orario, Trenitalia ha pensato bene di non deludermi ancora. Siamo fermi da dieci minuti. Mi fumo una sigaretta e faccio amicizia con due ragazze di Torino che sono qui in vacanza. Siamo coetanee. Quando iniziano a parlare dei rispettivi mariti, aspettandosi che partecipi galvanizzata alla discussione, fingo un malore. Meno male che la mia faccia ha assunto un bel colorito verdognolo. Mi defilo.
Mi rifiuto di credere che abbiano la mia età.
Mi rifiuto di credere che abbiano la mia età.
Mi rifiuto di credere che abbiano la mia età. O io la loro.
Purtroppo ci credo.
Ma ormai sono arrivata.
La valigia ce l'ho. La borsa ce l'ho. Il cellulare ce l'ho.
Posso scendere, sperando che non ci siano da premere pulsanti nascosti per far aprire le porte.
Ok, niente pulsanti.
Finalmente ossigeno allo stato puro.
Au revoir, Trenitalia. Ce vedemo.
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